Non
saprei dire con precisione quando è nata in me la
passione per le arti marziali, ricordo però che all’età
di sei anni mi feci regalare un libro di Karate (in quegli
anni si trovavano principalmente testi sul Judo e sul Karate)
cercando poi di imitare i movimenti riprodotti in foto.
Sempre quell’anno, un giorno che ero a letto per un’influenza,
i miei mi comperarono un fumetto della Marvel, Chang Chi
maestro di kung fu, ne rimasi completamente rapito e decisi
che un giorno avrei “fatto” il maestro di Kung
Fu.
Dovetti aspettare otto anni prima di trovare nella mia zona
una scuola dell’arte marziale cinese; nel frattempo
mi dedicai alle discipline giapponesi.
Sin dall’inizio il mio interesse era rivolto a quel
qualcosa di mistico e filosofico delle arti marziali che
capivo esserci, ma che ancora non riuscivo a scorgere dietro
l’esteriorità delle tecniche da combattimento.
Con il passare degli anni questa nebbia iniziò a
diradarsi e la mia consapevolezza cresceva sempre più;
dopo anni di studio, di letture, di riflessioni e contatti
co altri maestri realizzai cosa fosse quel qualcosa che
mi sfuggiva e quale fosse la funzione del Kung Fu tradizionale.
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Così
ho iniziato ad insegnare e proporre l’arte cinese
nella sua forma più autentica, con tutte le sue implicazioni
mistico-filosofiche, anche se questo oggi è desueto
e si privilegia sempre più l’aspetto agonistico
e della difesa personale.
In una scuola di Kung Fu dovrebbe trovare spazio lo studio
del Taoismo, del Buddismo chan (zen) e del confucianesimo
e la pratica delle Forme, della Meditazione, del Chi kung
(tecniche di respirazione) che sono i mezzi che ci permettono
di compiere quel viaggi catartico dentro noi stessi, necessario
a sviluppare una migliore consapevolezza di sé; questo
è il primo passo lungo il cammino che conduce a quel
risveglio dall’ordinario che gli orientali chiamano
illuminazione, ovvero liberazione dalle illusioni e falsi
bisogni della realtà fenomenica per entrare in empatia
con la realtà trascendente: Tao o Tai Chi, per i
Taoisti; Dharma, per i Buddisti; Brahman, per gli indù.
La pratica del Kung Fu cinese è quindi un percorso
spirituale simile a quello dello Yoga (“unire”)
indiano che ricerca quel processo d’unione tra Brahman
(realtà suprema) e Atman (realtà individuale);
o alla meditazione del Buddismo chan che ricerca l’estinzione
(nirvana) del desiderio per compenetrare il Dharma (realtà
assoluta).
Il Kung Fu è una via che favorisce il passaggio
dall’esistenza all’essere. |
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